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Io non censuro

A dire il vero anche solo parlare di censura mi mette tristezza. Faccio solo un eccezione: quando si tratta di pubblicità: anch’io sono del mestiere, ma convengo che ogni tanto anche i copy esagerino.

La notizia innanzitutto: una campagna (quella che vedete nel poster) di telefono donna, per sensibilizzare sull’enorme problema delle violenze ai danni delle donne, soprattutto perpetrati tra le mura domestiche. Il soggetto: una donna sdraiata su un letto, nella posizione che richiama la crocefissione.

A Milano un putiferio: il comune, per voce dell’assessore Cadeo, decide di ritirare il patrocinio (= spazi affisione gratuiti).

Non è certo la prima volta che assistiamo a polemiche attorno ad un soggetto pubblicitario. Da ben prima di Toscani, che comunque si può considerare maestro indiscusso.
C’è un però: magari è solo una mia impressione, ma un conto è “provocare” per fini meramente commerciali, un conto è quando si parla di serissime campagne di sensibilizzazione.

Mi piacerebbe anzi che alcune campagne di sensibilizzazione (droga, alcool, guida, hiv (è un problema risolto? non ne parla più nessuno!), violenze sui minori etc.) fossero un po’ più crude: troppe le campagne edulcorate che alla fine fanno poca presa! (ma magari ci torniamo su, con una serie di esempi soprattutto dal mondo anglosassone e scandinavo, che non vanno certo leggeri)

Giusto? Sbagliato? Non mi permetto di dare giudizi assoluti.
Però io intanto non censuro.

Visto che parliamo soprattutto di grafica e dintorni: dell’agenzia  Arnold WorldWide

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