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test su strada – Balsamiq Mockups

Per questioni di lavoro recentemente ho dovuto testare parecchi software per la prototipazione  di siti internet e applicativi web.
Dopo abbondanti ricerche e test mi sono orientato su un software molto semplice ed intuitivo che non fa tutto ma proprio per questo quello che fa ( la prototipazione , ingl. mockups o wireframe design ) lo fa moto bene.

Balsamiq Mockups.

L’interfaccia è semplice ed intuitiva, gli strumenti a disposizione molteplici e grazie al fatto che è sviluppato sulla piattaforma Adobe Air è pure molto leggero sia come requisiti di spazio che come uso delle risorse.

Lo stile della visualizzazione è volutamente grezzo, infatti in vece di essere un difetto permette di concentrarsi soprattutto sulla composizione degli spazi e sulle funzionalità invece che sulla grafica del sito vero e proprio. Quella andrà sviluppata in un secondo tempo. Se l’intenzione dei progettisti era quella di sostituire carta e matita e semplificare il lavoro di progettazione di base direi che il prodotto è un successone.

La mia impressione è che non gli manchi nulla rispetto a software più dispendiosi ma al contempo abbia parecchie funzionalità molto utili che rendono il lavoro di sketch facile e piacevole.

La versione Desktop costa solo $ 79,00 e a presto sarà disponibile una versione che permetterà di gestire progetti condivisi online.

Versione originale dell’articolo su emanuele.dalcarlo.it

Video lezione di tipografia

Su youtube ho trovato questa interessante lezione di tipografia, realizzata da due studenti della Vancouver Film School, Boca (aka Marcos Ceravolo) e Ryan Uhrich.
Si tratta di un lavoro eseguito per il corso di Digital Design: in meno di due minuti una carrellata sulle tipologie di font, il disegno dei glif, le misure, il kerning, le regole compositive, la digitalizzazione delle font. Complimenti ai due studenti!

Quando il photo editor… scazza

ATTENZIONE: post vietato ai minori

Ieri al Corriere della Sera sono caduti in una svista colossale.

L’articolo in questione tratta del ritorno in auge del cardigan, “Il ritorno (giocoso) del cardigan” titolava a pagina 33 il quotidiano di via Solferino: ma di giocoso c’è solo Steve McQueen, maglione con bottoni d’ordinanza ben portato, ma con in mano il suo “amichetto”.

Povero photo editor, chissà a cosa stava pensando… proprio un bella c…ata


Se ne è andato un mito :-(

noordaOggi pomeriggio è morto Bob Noorda, uno dei maestri indiscussi.

Riporto una brano di una sua intervista (consultabile qui):

D: ULTIMA DOMANDA. COSA CONSIGLIEREBBE A UN GIOVANE CHE VOLESSE INTRAPRENDERE IL SUO STESSO MESTIERE?

R: ME LO CHIEDONO MOLTISSIMI STUDENTI. IO DEVO VERAMENTE DIRE CHE NON SO PIÙ COSA DIRE. SI DEVE SAPERE ESATTAMENTE O ALMENO TENTARE DI TENERSI A UNA CERTA IMPOSTAZIONE E NON SI DOVREBBE LITIGARE TROPPO CON CLIENTI. SI DOVREBBE ANCHE DARE LA POSSIBILITÀ DI DOVER FARE ANCHE QUALCHE CONCESSIONE AL CLIENTE, PERÒ PER COMINCIARE CREDO CHE SIA MEGLIO COMINCIARE MAGARI CON UNO ZIO CHE HA UN PICCOLO NEGOZIO. POTER FARE UN MARCHIO COSÌ PER LO ZIO E FACENDOLO BENE A QUEL PUNTO LÌ MAGARI ARRIVA QUALCOSA DOPO. QUESTO È L’UNICO SISTEMA, OPPURE – VA BENE – ENTRARE NELLA GRANDE AGENZIA. PERÒ L’AGENZIA DI PUBBLICITÀ È GIÀ UNA COSA DIVERSA DA QUELLO CHE FACCIO IO. CIOÈ LA GRAFICA, DESIGN, DICIAMO, È UN LAVORO DOVE SI LAVORA SEMPRE PER FAR DURARE LE COSE IL PIÙ POSSIBILE, CIOÈ IL MARCHIO, L’APPLICAZIONE DEL MARCHIO DELLE SOCIETÀ CHE NON PUÒ ESSERE UNA COSA COSÌ PER DUE MINUTI O PER UN PAIO DI MESI, COME UNA CAMPAGNA PUBBLICITARIA. MAGARI RENDE E POI AD UN CERTO MOMENTO PERÒ FINISCE E SI DEVE DOPO RICOMINCIARE. INVECE QUESTA È LA GRAFICA DELLE AZIENDE, DEGLI ENTI, SONO DELLE IMMAGINI CHE DEVONO DURARE NEGLI ANNI. 10 ANNI, 20 ANNI MEGLIO ANCORA.

In onore ai grafici

arte o delitto ?

Quello del grafico pubblicitario è un mestiere bizzarro, certo non è come lavorare in miniera o in una fabbrica di palloni da calcio in Thailandia però è spesso un mestiere logorante dal punto di vista mentale.

Il grafico deve spesso venire a compromessi con se stesso, il denaro, l’ignoranza, o meglio la saccenza, dei clienti e vede 90 volte su 100 il suo lavoro stuprato ripetutamente e senza pietà dal committente che spesso in assoluta buonafede ( ma alcune volte per banali traumi infantili e patologie psichiche ) forza la mano per utilizzare il grafico come mero strumento, realizzatore e veicolo dell’applicazione della sua profonda conoscenza del mondo della comunicazione. ;-)

All’inizio le cose partono bene, il comunicatore fa il brief, dice un sacco di cose intelligenti al cliente, che finge di ascoltare, e poi tornato in studio, qualche volta, ci pensa pure sopra qualche minuto in più a quale è la soluzione adatta per il cliente, accede al suo personalissimo database mentale che ha costruito in anni di onesta manovalanza nel settore e se ne viene fuori con qualche idea spesso dignitosa, qualche volta banale altre volte geniale.

Nel frattempo il cliente prepara la prossima mossa e comincia a riscaldare di un grado in più l’acqua in cui farà bollire lo straccio di dignità rimasta al grafico. Come nella famosa parabola delle rane in cui “Se butto una rana in uno stagno con l’acqua bollente la rana salta fuori e si salva, ma se metto la rana nello stagno e scaldo l’acqua poco alla volta, la rana si lessa e muore!” il cliente alza la posta un poco alla volta, all’inizio il carattere, poi i colori , poi quel bellissimo spazio vuoto potrebbe ospitare un’altra foto, poi magari aggiungiamo questa foto di mio figlio che compie un anno poi, poi , poi …. Fino ad arrivare allo scempio supremo in cui il manifesto o la pagina pubblicitaria raggiungono la massa e si uniscono al quel rumore di fondo di sconcezze e banalità che fa da fondale ai nostri sguardi annoiati quando attraversiamo le città.

Però il lavoro del grafico ha anche dei picchi in cui uno riesce ad esprimere dei concetti, delle intuizioni a fare una sintesi quasi sinestetica tra mezzo e messaggio e grazie anche a clienti illuminati o più semplicemente professionali riesce a fare il suo mestiere. Allora quel 90% di occasioni sprecate e di rospi inghiottiti svaniscono e il lavoro torna ad essere una oasi di felicità.

Certo alle volte la soddisfazione dl grafico non converge con il risultato per il cliente, testi illeggibili ma molto trendy, manifesti in cui non appare un indirizzo perchè rovina la composizione, foto criptiche e altre amenità sono il prezzo da pagare quando il grafico represso si scatena e trova il cliente che si fida troppo.
Un po’ come quelle donne o uomini che abbandonati da un partner si vendicano sul povero innocente che ha la sfortuna di incontrarli subito dopo.

Insomma, come sempre nella vita è una questione di equilibri, spesso delicati, in cui le persone devono conoscere il loro ruolo, i loro limiti e anche i limiti del prossimo.

Nel caso che qui riporto è difficile capire cosa è andato storto, grafico in estasi creativa ? Cliente sotto LSD ? Non lo sapremo mai, l’unica certezza è che qualcosa ad un certo punto non ha funzionato oppure che invece sia un capolavoro che io, banalmente, non capisco.

Articolo ripreso da : Emanuele Dal Carlo, quasi quasi mi faccio un blog…

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Questo blog è tenuto dallo staff di DNA italia, agenzia di comunicazione di Venezia.
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